Alioscia era un nostro amico. Carissimo.
Ma Alioscia era soprattutto un uomo.
Aveva il coraggio e la forza che ha soltanto un uomo. E la risolutezza un po’ spigolosa, ma saldissima propria della roccia.
Abbiamo avuto il privilegio di poter percorrere un lungo tratto di strada accanto a lui, negli anni forse più importanti della vita, considerandolo, giustamente, una presenza insostituibile. Con le sue assodate passioni e i suoi interessi saltuari, con la quantità di amici che gli si assiepavano dattorno scegliendolo tacitamente come il leader naturale del gruppo, con le grandi crapule che organizzava, e le festanti bevute che le accompagnarono, con tutte le donne che ha amato (m
a pure tutte quelle altre), le feste private o aperte al pubblico, le partitelle a pallone, le incazzature che gli incupivano il volto, gli improvvisi rasserenamenti, le allegre risate che gli gorgogliavano a lungo dentro la gola.
Amava fare ed essere questo Alioscia. Amava vivere. Finchè non ci è stato sottratto da un male.
Quel male che si preferisce non nominare mai. Il male, antonomasticamente inteso.
Brutto gli si antepone, d’abitudine.
Aveva scoperto di esservi soggetto già da lungo tempo, ma la sua tempra e il suo carattere robusto e privo di fronzoli gli avevano permesso una vita felicemente normale, a tal punto da far scordare a chi lo frequentasse le fastidiose traversie cliniche in cui versava, con la riservatezza sua tipica, apparentemente incompatibili con il ragazzo ironico e pieno di iniziative che ci si trovava davanti. Perché Alioscia era un uomo.
Ma quando ormai confidavamo che sapesse chiamarsi fuori da qualunque minaccia, quel male lo ha ritrovato. Stavolta prendendo su di lui il suo odioso riscatto, dalla lunga sfilza delle battaglie che aveva tutte perse nel corso degli anni, con un attacco veloce e inatteso quanto lo può essere un gesto da codardo.
Alioscia se n’è andato, ma con lui non se ne sono andate le sue battute, i commenti secchi che continuano a risuonare nella mente di chi lo ha conosciuto col timbro di quella sua voce un po’ adolescenziale. Le occhiate loquaci che era solito lampeggiare intorno a sè quando non voleva sprecarsi in commenti ulteriori. I tanti bei momenti trascorsi assieme. I tanti posti visitati.
Tanto meno se ne va il piacere della sua compagnia, rimasto a confortare i nostri ricordi.
Intendiamo commemorarlo o, meglio, ringraziarlo per averci fatto premio della sua amicizia per così tanto tempo tramite questa associazione, nata a suo nome con l’intenzione di devolvere interamente il ricavato di ogni iniziativa che verrà da noi presa verso enti benefici di specchiata serietà, tra cui spicca l’Hospice Il Gelso, del quale abbiamo constatato in prima persona l’assistenza premurosa e professionale di cui il personale è capace, quando, proprio nella sua accoglienza gentile e dignitosa, Alioscia ha potuto trovare infine la pace.
Nella volontà che il progetto del Gelso continui e si sviluppi, perchè ad altri pazienti sia possibile disporre delle sue strutture e delle risorse umane di coloro che lo gestiscono.